Ogni lupo solitario, infine,
O a un certo punto della sua esistenza,
Ha bisogno del proprio branco di fiducia
Con cui viaggiare in completa armonia con il resto.

© living in verses

Nostalgia degli aeroporti –
Girare in solitudine tra corsie
Pregne di condizionatori invernali,
Ad aspettare gli annunci e
Nutrirsi di panini e caffè al volo,
Ad osservare i saluti degli altri
E i teneri ma frettolosi abbracci;
Con la voglia di rivedersi domani,
Nella speranza di rivedersi più grandi.

© living in verses

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[even the toughest
deserve some
cuddles]

© living in verses

(Lately, I’ve been digging Morse code.)

Passiamo la vita a fare slalom
Tra un commento viscido
E un’osservazione volgare;
Tra un richiamo, un insulto
E uno sguardo trafiggente,
Che farebbero sentire impura qualsiasi qualità.
E allora si cercano tormentose soluzioni
Per annebbiare con qualcosa l’udito
E autoinfliggersi una momentanea cecità,
Perché alla repulsione si preferisce dissimulare,
Anche con il cuore che esplode di indignazione,
Fin quando non diventa amara normalità.
Una normalità che si ha paura di confessare,
Quando si dovrebbe unicamente denunciare.

© living in verses

Never put
hope and
recognition
in the arms
of a distant
embrace.

(It brings naught
but disappointment,
while the other half
– abstained.)

© living in verses

A love that is
ethereal.

© living in verses

(A simple verse synthesizing the beauty in falling love with small and delicate details that don’t seem to belong to this world from how singular they are; in other words, falling in love with the ethereal.)

Correre è faticoso.
Il primo quarto d’ora, poi, è estenuante;
Ti manca il respiro e non trovi il ritmo,
Le gambe cedono e ti sembra di svenire,
Vorresti fermarti, ma tieni duro –
Ormai è una sfida, questione di orgoglio.
Superato quel quarto d’ora, però,
La situazione sembrerebbe migliorare:
La stanchezza si tramuta in forza,
Pian piano si trova il ritmo e torna il respiro.
Questo ti dà carica, senti l’adrenalina salire,
Inizi a pensare in grande e dici:
Ora posso fare mezz’ora.

Il vero problema subentra proprio alla mezz’ora:
Un brevissimo frangente in cui vorresti mollare,
Ma non lo fai, decidi che puoi fare l’ora.
È un momento più snervante del primo,
Il corpo è decisamente stanco
E il ritmo più spezzato, non sai se resisterai;
Ma se lo superi, il gioco è fatto.
E come per magia, ti sembra di avere fiato infinito,
Non percepisci più la fatica e fluttui spensieratamente,
In completa armonia con il corpo
Che ti potrebbe placidamente far fare un’altra ora.

Ecco, è quell’armonia lì
E la sensazione di totale libertà
A essere l’unica a crearmi
dipendenza.

© living in verses