Chiudo gli occhi per assaporare le sfumature del sole
Sorrido per sentire gli echi di altri tempi
Tappo le orecchie per scoprire dove mi porterà l’immaginazione questa volta
Lontano dal brusio di una decadente contemporaneità

© living in verses

La poesia appartiene a tutti.
Impregna gli occhi dei sognatori,
Ma non sempre fiorisce in versi.
Alcuni cercano delle risposte,
E la stesura regala certezze.
Altri rispettano la sua caducità
E la complessa intimità, in silenzio.
C’è chi è soggetto alla verecondia,
E si nasconde dietro a patine malinconiche.
C’è chi ricerca la comprensione nel prossimo,
E condivide le perplessità più inasprenti.
Ma rimane il fatto che la poesia,
All’aperto oppure nella sua segretezza,
Appartiene all’essenza di chiunque.

© living in verses

A volte mi fermo
A riflettere sulla fortuna che mi ha portato questa vita
E a quante bellezze hanno assistito i miei occhi
Giovani e palpitanti
E ogni volta che viene nominata una terra che ho già esplorato a fondo
Sento il cuore accelerare il ritmo

E a pensare che non è la mia terra
Ma forse un po’ mia lo è diventata

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I versi, dunque, sono la mia fortezza

I miei versi sono la profondità e la trasparenza che molto spesso eclisso
Cerco di mostrarmi felice e spensierata, più forte di un macigno e velata da un’innoqua superbia
Un po’ perché lo sono davvero, un po’ perché a nessuno importa lo scompiglio che si ha nell’animo
La sera tardi, tuttavia, quando l’unico rumore afferrabile è la pesantezza dei mille pensieri frastornati
Stilarli con l’intento di restituirli chiarezza diventa vitale
A dire la verità sono fragile quanto il prossimo e provo ancora poca amorevolezza per le mie deformità
Il lacunoso amor proprio lo ricopro eseguendo piccoli rituali, sperando che un giorno diventino concretezza
Poi c’è da dire che piango tanto, ma spesso per giocosità
Cosicché, quando c’è da patire veramente, non ho abbastanza sorsi da versare
D’altronde, tutti quanti vorremmo sembrare impenetrabili agli occhi stranieri
E a volte cerchiamo riparo in qualcosa che ci fa manifestare l’interiorità, per poi ritornare roccia
I versi, dunque, sono la mia fortezza: mi permettono di abbracciare le mie perplessità e investirle in creatività
Senza affidarle a nessuno.

© living in verses

Fosse per me, vivrei sempre di notte
Esisto solo io, abbandonata ai miei pensieri
Avvolta dal silenzio e dal chiarore della luna
Divenendo tutt’uno con le seducenti tenebre
E interamente in pace con i mostri del passato

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Mostri

Una volta ho avuto la curiosità di sfidare il sonno
E lo volevo abbattere con il caffè
L’idea era di passare la notte in bianco
E ripassare per gli esami con una tazza accanto
Ho sottovalutato la sua importanza
Mi son detta “che sarà mai”
Dopo quel giorno che sembrava infinito
Sono terrorizzata dal rivederci duellare
Mi avevano parlato dei mostri immaginari
Di quelle ombre dalle sagome agghiaccianti
Che si cibano della paura che irradia dai corpi affaticati
Ma queste voci mi sembravano assurdità
Quella notte li ho visti e sono tornata subito a letto
Rannicchiata nelle coperte con gli arti supplicanti
Mi sono imposta di dormire, ma gli incubi non mi davano tregua

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Felicità

Come tutti, passo la vita a rincorrere la felicità
Non esiste obiettivo più appagante
La felicità, poi, è un fenomeno curioso
Si fa sfiorare, ma mai conquistare
Ed è ciò che la rende così allettante
A noi che spesso cediamo alle banalità

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2018


Vorrei salutare quest’anno con dei versi,
Proprio come ho già fatto precedentemente.
Questa volta, però, si tratta di un saluto prolungato;
Poiché la mia mente è grondante di ricordi
Che necessitano di essere stilati.
Si è trattato di un anno ricco di cambiamenti ed emozioni genuine,
Ma ciò che mi ha colpito più di qualsiasi egocentrica evoluzione
È la prodigiosa potenza dell’amicizia,
La quale ho sempre trattato con superficiale apatia.
Quest’anno ho capito l’essenzialità di avere qualcuno accanto,
E ho scoperto che l’amore non è poi così grossolano,
E che i sentimenti, è vero, sono difficili da ostacolare.
Quest’anno mi sono distanziata dai mostri del passato,
Anche dai rapporti tossici che mi avevano quasi annullato.
Il mio nome, lo dico sempre, è stato saggiamente azzeccato,
Poiché continuo a sbagliare e rinascere, ogni volta più raziocinante.
Quest’anno ho scalato montagne e sono scivolata sui punti più ripidi,
Ma ogni sconfitta è un’occasione per prosperare
E continuare il cammino con insormontabile pertinacia.
Per l’anno che viene non mi auguro niente di speciale,
Vorrei restare la me del presente: un po’ seria, un po’ demente,
Vorrei riuscire a preservare il sorriso e la spassionatezza,
Mentre insisto sul rincorrere quella maledetta felicità.

© living in verses

Piacere


Piacere, sono una goccia d’acqua in mezzo a questo oceano di menzogne.
Navigo fra le correnti in cerca di sincerità,
Eppure mi urto contro plastiche che inquinano il cuore.
Ho provato a cambiare rotta e stare lontana dall’oscurità,
Ma sono finita dentro a un uragano di putrida vergogna.
Sono stata travolta dalle effimere dicerie dei predatori
E sono implosa come una stella nera nel cielo divenuto fogna,
Ardente di maschere letali che si nutrono di vile falsità.

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Rosalia

Rosalia
Un nome che riecheggia nell’aria come una dolce carezza di una madre
Che non ebbe la fortuna di diventare tale nonostante il desiderio fosse grande
I suoi occhi vivono di luce propria e desiderano condividere scintille di storia
La storia che ha sempre voluto mettere per iscritto e cristallizzare la sua memoria
Ma era un sogno messo sempre da parte per fare spazio al duro lavoro
Corre da una casa all’altra per badare agli anziani che sarebbero persi senza il suo amore
Ora è seduta accanto a me e scorre fra le foto di un po’ di tempo fa
A quando sua sorella si sposava e indossava un vestito bello che solo Dio sa
In Dio pone grande speranza e con Lui affianco si sente forte e al riparo
Prende tutto con elegante leggerezza per lasciar fiorire un sorriso lirato
La sofferenza è inesorabile, mi dice sussurrando, è però da considerare severa insegnante
Se ci abbattesimo a ogni ostacolo, lei continua sospirando, la vita si renderebbe tremendamente agonizzante
Le chiedo dove fosse diretta e mi parla con entusiasmo del suo viaggio
Deve incontrare le sue amiche alla Fontana di Trevi e passare con loro due intere giornate
Poi sarà di ritorno, mentre le amiche andranno in crociera
Lo dice con qualche nota grigia, ma alcuni sacrifici sono come una bufera
Si concede queste ore di vacanza per ritrovare un po’ di gioviale serenità
E mentre lei si racconta io la trasformo nella mia Musa e abbozzo versi per assicurarle l’eternità

© living in verses