“Привет мамочка, как дела?”
Così iniziano sempre le telefonate,
Con gli amici che si divertono a imitare.
Questo periodo è un po’ disagevole, è vero.
Lontana da te, dalla famiglia,
Lontana dagli abbracci che mi fanno riprendere fiato;
Lontana dalla vulnerabilità che a volte vorrei manifestare,
Ma non posso.
Devo rimanere forte, come mi hai insegnato tu:
La donna più forte che conosca, la mia più grande ispirazione.
Auguri a te, ma sappi che ti festeggerei tutti i giorni,
E nonostante la distanza sono lì con voi,

fragorosamente
presente.

© living in verses

(Happy Mother’s Day y’all!)

Chiudo gli occhi per assaporare le sfumature del sole
Sorrido per sentire gli echi di altri tempi
Tappo le orecchie per scoprire dove mi porterà l’immaginazione questa volta
Lontano dal brusio di una decadente contemporaneità

© living in verses

La poesia appartiene a tutti.
Impregna gli occhi dei sognatori,
Ma non sempre fiorisce in versi.
Alcuni cercano delle risposte,
E la stesura regala certezze.
Altri rispettano la sua caducità
E la complessa intimità, in silenzio.
C’è chi è soggetto alla verecondia,
E si nasconde dietro a patine malinconiche.
C’è chi ricerca la comprensione nel prossimo,
E condivide le perplessità più inasprenti.
Ma rimane il fatto che la poesia,
All’aperto oppure nella sua segretezza,
Appartiene all’essenza di chiunque.

© living in verses

A volte mi fermo
A riflettere sulla fortuna che mi ha portato questa vita
E a quante bellezze hanno assistito i miei occhi
Giovani e palpitanti
E ogni volta che viene nominata una terra che ho già esplorato a fondo
Sento il cuore accelerare il ritmo

E a pensare che non è la mia terra
Ma forse un po’ mia lo è diventata

© living in verses

I miei versi sono la profondità e la trasparenza che molto spesso eclisso
Cerco di mostrarmi felice e spensierata, più forte di un macigno e velata da un’innoqua superbia
Un po’ perché lo sono davvero, un po’ perché a nessuno importa lo scompiglio che si ha nell’animo
La sera tardi, tuttavia, quando l’unico rumore afferrabile è la pesantezza dei mille pensieri frastornati
Stilarli con l’intento di restituirli chiarezza diventa vitale
A dire la verità sono fragile quanto il prossimo e provo ancora poca amorevolezza per le mie deformità
Il lacunoso amor proprio lo ricopro eseguendo piccoli rituali, sperando che un giorno diventino concretezza
Poi c’è da dire che piango tanto, ma spesso per giocosità
Cosicché, quando c’è da patire veramente, non ho abbastanza sorsi da versare
D’altronde, tutti quanti vorremmo sembrare impenetrabili agli occhi stranieri
E a volte cerchiamo riparo in qualcosa che ci fa manifestare l’interiorità, per poi ritornare roccia
I versi, dunque, sono la mia fortezza: mi permettono di abbracciare le mie perplessità e investirle in creatività
Senza affidarle a nessuno.

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Fosse per me, vivrei sempre di notte
Esisto solo io, abbandonata ai miei pensieri
Avvolta dal silenzio e dal chiarore della luna
Divenendo tutt’uno con le seducenti tenebre
E interamente in pace con i mostri del passato

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Una volta ho avuto la curiosità di sfidare il sonno
E lo volevo abbattere con il caffè
L’idea era di passare la notte in bianco
E ripassare per gli esami con una tazza accanto
Ho sottovalutato la sua importanza
Mi son detta “che sarà mai”
Dopo quel giorno che sembrava infinito
Sono terrorizzata dal rivederci duellare
Mi avevano parlato dei mostri immaginari
Di quelle ombre dalle sagome agghiaccianti
Che si cibano della paura che irradia dai corpi affaticati
Ma queste voci mi sembravano assurdità
Quella notte li ho visti e sono tornata subito a letto
Rannicchiata nelle coperte con gli arti supplicanti
Mi sono imposta di dormire, ma gli incubi non mi davano tregua

© living in verses

Come tutti, passo la vita a rincorrere la felicità
Non esiste obiettivo più appagante
La felicità, poi, è un fenomeno curioso
Si fa sfiorare, ma mai conquistare
Ed è ciò che la rende così allettante
A noi che spesso cediamo alle banalità

© living in verses


Vorrei salutare quest’anno con dei versi,
Proprio come ho già fatto precedentemente.
Questa volta, però, si tratta di un saluto prolungato;
Poiché la mia mente è grondante di ricordi
Che necessitano di essere stilati.
Si è trattato di un anno ricco di cambiamenti ed emozioni genuine,
Ma ciò che mi ha colpito più di qualsiasi egocentrica evoluzione
È la prodigiosa potenza dell’amicizia,
La quale ho sempre trattato con superficiale apatia.
Quest’anno ho capito l’essenzialità di avere qualcuno accanto,
E ho scoperto che l’amore non è poi così grossolano,
E che i sentimenti, è vero, sono difficili da ostacolare.
Quest’anno mi sono distanziata dai mostri del passato,
Anche dai rapporti tossici che mi avevano quasi annullato.
Il mio nome, lo dico sempre, è stato saggiamente azzeccato,
Poiché continuo a sbagliare e rinascere, ogni volta più raziocinante.
Quest’anno ho scalato montagne e sono scivolata sui punti più ripidi,
Ma ogni sconfitta è un’occasione per prosperare
E continuare il cammino con insormontabile pertinacia.
Per l’anno che viene non mi auguro niente di speciale,
Vorrei restare la me del presente: un po’ seria, un po’ demente,
Vorrei riuscire a preservare il sorriso e la spassionatezza,
Mentre insisto sul rincorrere quella maledetta felicità.

© living in verses

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Piacere, sono una goccia d’acqua in mezzo a questo oceano di menzogne.
Navigo fra le correnti in cerca di sincerità,
Eppure mi urto contro plastiche che inquinano il cuore.
Ho provato a cambiare rotta e stare lontana dall’oscurità,
Ma sono finita dentro a un uragano di putrida vergogna.
Sono stata travolta dalle effimere dicerie dei predatori
E sono implosa come una stella nera nel cielo divenuto fogna,
Ardente di maschere letali che si nutrono di vile falsità.

© living in verses