Ho un problema con la superficialità e con la pochezza che la circonda. È un mio limite, ne sono consapevole. Sto imparando a vivere più intensamente, mano nella mano con la spensieratezza – l’unica sensazione che io abbia mai invidiato al prossimo. Sarà che io stessa ho passato vent’anni a navigare e perdermi nella superficialità; è stata la mia nemica più grande, così come l’arma più potente contro le sofferenze di una fragile e tenera età. Ora sono satura a tal punto da ripudiarla.

Mi guardo attorno con aria malinconica perché non mi trovo in sintonia con il presente. Io sto scoprendo solo ora la profondità della mia persona e di ciò che potrei offrire, mentre gli altri stanno trovando conforto nella mia nemica dopo essersi esposti troppo in età puerile.
Forse sarebbe meglio seguire la tendenza, ma ho capito che devo stare alla larga da ciò che soffoca la mia creatività.

© living in verses

custodite la profondità dell’anima,
proteggete la purezza del sentimento,
anche se vorreste possedere un interruttore per annullarvi
e privare il mondo della vostra bellezza.

© living in verses

We live in a world where
one judges faces
with swipes and taps,
cancels memories
with a shallow touch,
and mutes presences
by archiving chats;

As if
Somehow to feel
relief.

© living in verses

(tell me –
where is the comfort
in that?)

confortante trovare riparo
nell’abbraccio di un’altra lingua,
quando si fa tremendamente fatica
a trovare risposte nella prima.

© living in verses