Correre è faticoso.
Il primo quarto d’ora, poi, è estenuante;
Ti manca il respiro e non trovi il ritmo,
Le gambe cedono e ti sembra di svenire,
Vorresti fermarti, ma tieni duro –
Ormai è una sfida, questione di orgoglio.
Superato quel quarto d’ora, però,
La situazione sembrerebbe migliorare:
La stanchezza si tramuta in forza,
Pian piano si trova il ritmo e torna il respiro.
Questo ti dà carica, senti l’adrenalina salire,
Inizi a pensare in grande e dici:
Ora posso fare mezz’ora.

Il vero problema subentra proprio alla mezz’ora:
Un brevissimo frangente in cui vorresti mollare,
Ma non lo fai, decidi che puoi fare l’ora.
È un momento più snervante del primo,
Il corpo è decisamente stanco
E il ritmo più spezzato, non sai se resisterai;
Ma se lo superi, il gioco è fatto.
E come per magia, ti sembra di avere fiato infinito,
Non percepisci più la fatica e fluttui spensieratamente,
In completa armonia con il corpo
Che ti potrebbe placidamente far fare un’altra ora.

Ecco, è quell’armonia lì
E la sensazione di totale libertà
A essere l’unica a crearmi
dipendenza.

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Ho un problema con la superficialità e con la pochezza che la circonda. È un mio limite, ne sono consapevole. Sto imparando a vivere più intensamente, mano nella mano con la spensieratezza – l’unica sensazione che io abbia mai invidiato al prossimo. Sarà che io stessa ho passato vent’anni a navigare e perdermi nella superficialità; è stata la mia nemica più grande, così come l’arma più potente contro le sofferenze di una fragile e tenera età. Ora sono satura a tal punto da ripudiarla.

Mi guardo attorno con aria malinconica perché non mi trovo in sintonia con il presente. Io sto scoprendo solo ora la profondità della mia persona e di ciò che potrei offrire, mentre gli altri stanno trovando conforto nella mia nemica dopo essersi esposti troppo in età puerile.
Forse sarebbe meglio seguire la tendenza, ma ho capito che devo stare alla larga da ciò che soffoca la mia creatività.

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